Scanno Cavallari e Rifugio Il Ghebo

Un isolotto di sabbia lungo tre chilometri davanti alla foce del Po di Levante, raggiungibile solo in barca. La spiaggia più selvaggia del Delta e il rifugio dove si mangia il pesce con i piedi nella sabbia.

Dune di sabbia con erba spontanea e il mare sullo sfondo nella luce del tramonto

Lo Scanno Cavallari è il motivo per cui molti arrivano a Porto Levante senza averlo mai sentito nominare: una lingua di sabbia e dune che chiude la laguna davanti al borgo, senza strade, senza stabilimenti, senza nulla se non il mare da una parte, la Sacca dall’altra e, nel mezzo, il Rifugio Il Ghebo.

Che cos’è uno scanno

Nel Delta del Po gli scanni sono le isole di sabbia che il fiume costruisce davanti alle sue foci: i sedimenti trasportati dalla corrente si depositano dove l’acqua dolce incontra quella salata e, anno dopo anno, formano cordoni di dune che separano il mare dalle lagune interne. Lo Scanno Cavallari è nato così, davanti alla foce del Po di Levante, e separa dall’Adriatico la Sacca Cavallari, la laguna di acque calme su cui si affaccia Porto Levante.

Secondo le fonti locali il cordone di dune è lungo circa tre chilometri e largo fino a cinquecento metri, stretto tra la foce e l’isola di Albarella. Sulla sabbia cresce la vegetazione tipica dei litorali tra mare e laguna; nelle acque e nei canneti intorno nidificano aironi, anatre e falchi di palude, e a volte si vedono i fenicotteri in sosta nella Sacca.

C’è anche una storia umana: lo scanno ospitava quello che il Parco descrive come l’unico villaggio in muratura del “popolo degli scanni”, le famiglie di pescatori che vivevano su queste isole di sabbia. Fu abbandonato circa sessant’anni fa, quando l’estrazione di metano nel dopoguerra fece abbassare il suolo di tutto il Delta e il mare cominciò a entrare dove prima c’erano le case.

La spiaggia

È una spiaggia libera e non attrezzata, nel senso più letterale: niente strade d’accesso, niente parcheggi, niente docce, niente bagnino. Si arriva solo via acqua e questo la tiene molto più tranquilla delle spiagge di Rosolina o di Albarella, anche in agosto. Il Fondo Ambiente Italiano l’ha inserita tra i suoi “Luoghi del Cuore” e la sabbia è fine e chiara, con l’acqua che davanti alla foce resta un po’ torbida per i sedimenti del fiume: è il Delta, non i Caraibi, e il fascino sta proprio lì.

Cosa portare

  • Acqua e qualcosa da mangiare, a meno che non vogliate affidarvi al rifugio: sulla spiaggia non c’è altro.
  • Ombrellone o telo da ombra: le dune non fanno ombra, a meno di noleggiare un ombrellone al Ghebo.
  • Crema solare e un cappello, più una felpa o un antivento: anche d’estate la brezza sulla punta dello scanno si sente.
  • Un sacchetto per i rifiuti: tutto quello che portate torna a Porto Levante con voi.
  • L’orario dell’ultima corsa di ritorno, chiesto al barcaiolo all’andata.

Due attenzioni in più. Le dune sono un ambiente fragile dove nidificano gli uccelli: si cammina sulla battigia e sui sentieri già tracciati, non in mezzo alla vegetazione. E dopo le mareggiate la linea di costa e i fondali cambiano forma, quindi conviene entrare in acqua con calma la prima volta.

Rifugio Il Ghebo

Il Ghebo (lo trovate scritto anche “Ghebbo”) è nato come capanno di pescatori ed è diventato il punto di riferimento dello scanno: ristorante, bar e spiaggia attrezzata in un posto dove non c’è nient’altro. La cucina è di pesce, semplice e abbondante, nello stile del “rifugio”: nelle recensioni tornano sempre la frittura mista, le sarde, le cozze, gli spaghetti alle vongole e gli antipasti di mare, da gustare con il mare a pochi metri. Davanti al locale ci sono circa duecento tra lettini, sdraio e ombrelloni a noleggio.

Il rifugio gestisce anche la navetta in barca che dal pontile di Porto Levante porta allo scanno in cinque-dieci minuti; il passaggio costa qualche euro a persona (le fonti più recenti parlano di 4 euro, pagati al ritorno) e conviene chiedere la cifra prima di salire. Apre indicativamente da marzo a settembre, con pranzo tutti i giorni e cena su prenotazione nel fine settimana: nei mesi di spalla meglio telefonare prima di partire.

Rifugio Il Ghebo · Scanno Cavallari, 45014 Porto Viro (RO)
Telefono: 320 094 0350 · Instagram · Recensioni su TripAdvisor
Stagione: circa marzo–settembre. Pranzo; cena il sabato su prenotazione. Navetta dal pontile di Porto Levante.

Un consiglio da chi ci è stato: nei weekend di luglio e agosto il Ghebo è il posto più ambito della zona, quindi il modo migliore per goderselo è arrivare con la prima corsa del mattino, scegliere il posto in spiaggia, fare il bagno e pranzare con calma, con il mare a pochi passi.

Come arrivare

  1. In auto fino a Porto Levante: dalla statale 309 Romea uscita Porto Viro / Ca’ Cappello, poi la provinciale fino al borgo e alla zona della Marina. Si parcheggia nel borgo e si prosegue a piedi.
  2. In barca: la navetta del Ghebo parte dal pontile davanti alla Marina di Porto Levante e attraversa la Sacca in cinque-dieci minuti. Chi ha un natante proprio può attraccare davanti al rifugio.
  3. In bici: lo scanno non ha strade, la bici resta a Porto Levante. Per chi vuole invece pedalare, il passo barca per Albarella porta bici e persone sull’altra sponda del Po di Levante.

Nei mesi primaverili e autunnali il Parco del Delta del Po e gli operatori locali organizzano anche escursioni guidate “trek & boat” sullo scanno, con navigazione e passeggiata sulle dune: le trovate nella sezione Eventi quando sono in programma.

Orari, prezzi e aperture cambiano ogni stagione: questa pagina viene controllata periodicamente, ma prima di partire una telefonata al rifugio toglie ogni dubbio. Ultimo aggiornamento: ottobre 2026.