Porto Levante è una frazione di Porto Viro affacciata sulla Sacca Cavallari, alla foce del Po di Levante, il ramo più settentrionale del Delta. Poche decine di residenti, case basse e colorate, reti stese al sole, una decina di ristorantini e due darsene: un posto dove il ritmo lo dettano ancora la marea, il vento e le barche che rientrano.
1. Un fiume scavato a mano
Per capire Porto Levante bisogna partire da Venezia. All’inizio del Seicento la Serenissima temeva che le torbide del Po, che allora sfociava più a nord, interrassero la laguna di Chioggia e con essa i suoi commerci. La soluzione fu radicale: tra il 5 maggio 1600 e il 16 settembre 1604 migliaia di operai scavarono un canale di circa sette chilometri, il Taglio di Porto Viro, che deviò il fiume verso sud. In due secoli il Delta avanzò nel mare di quattordici chilometri e nacquero le terre, gli scanni e le lagune che vediamo oggi.
Il vecchio ramo rimasto isolato prese il nome di Po di Levante. Negli anni Trenta del Novecento fu collegato al sistema del Tartaro-Canalbianco attraverso la conca di Volta Grimana, diventando il tratto terminale di una via d’acqua navigabile che dal mare risale fino a Rovigo e Mantova. I suoi ultimi diciassette chilometri finiscono qui, a Porto Levante, dove il fiume incontra l’Adriatico. Il nome “Porto Viro”, per inciso, viene dal viero, la cesta di vimini in cui i pescatori tenevano vivo il pesce.
2. Il villaggio dei pescatori
Il borgo è sempre vissuto di pesca, in mare e nelle valli. Le case basse e colorate, le reti stese tra le barche e la passeggiata su palafitte lungo la riva raccontano un’economia che per generazioni è stata l’unica possibile. Nel dopoguerra il Delta ha attraversato gli anni più duri: l’alluvione del 1951, che sommerse il Polesine, l’emigrazione, e poi la subsidenza, l’abbassamento del suolo provocato dall’estrazione di metano dalle acque sotterranee, che in alcune zone ha fatto sprofondare il terreno di oltre tre metri sotto il livello del mare. È per questo che il villaggio dei pescatori sullo Scanno Cavallari, di fronte al borgo, fu abbandonato: il mare entrava dove c’erano le case.
Oggi la pesca convive con il turismo lento: la nautica da diporto, la pesca sportiva d’altura, le escursioni in barca nelle valli e il cicloturismo sugli argini hanno dato al borgo una seconda vita senza cambiarne la faccia.
3. I luoghi da vedere
La chiesetta del Settecento
Piccola e semplice, è il monumento più antico del borgo e la testimonianza che qui, già nel Settecento, viveva una comunità stabile di pescatori. Si trova nel cuore del paese, a pochi passi dalla riva.
La chiesa di San Paolo Apostolo
La chiesa “nuova”, del 1961, costruita quando la frazione crebbe nel dopoguerra. L’architettura è quella sobria delle chiese di bonifica, pensata per una comunità che viveva del mare.
Il Parco della Ghiacciaia e il Museo della Pesca a cielo aperto
Prima dei frigoriferi, il pescato si conservava nel ghiaccio. La vecchia ghiacciaia di Porto Levante, dei primi del Novecento, è rimasta per decenni abbandonata nel boschetto alle spalle del borgo; con i fondi europei per la pesca (FEAMP, tramite il FLAG Delta del Po) il Comune l’ha recuperata e il 17 giugno 2023 ha inaugurato il Parco della Ghiacciaia: un museo a cielo aperto, gratuito e sempre aperto, con pannelli che raccontano le fasi della pesca, gli attrezzi e l’acquacoltura del Delta. È il posto giusto per capire il borgo prima di andare a mangiarne il pesce.
La diga sulla Sacca Cavallari
Dal borgo un lungo argine si protende verso il mare: serve a guidare il deflusso del Po di Levante nell’Adriatico, ma per chi lo percorre a piedi è soprattutto la passeggiata più bella del paese. Da una parte la Sacca con le barche dei pescatori, dall’altra il fiume e, di fronte, lo scanno e l’isola di Albarella. Al tramonto è il punto da cui si fotografa Porto Levante.
Il bosco
Alle spalle delle case un’area boschiva spontanea, cresciuta sulle sabbie, separa il borgo dai campi. È dove si trova la ghiacciaia ed è una passeggiata fresca nelle ore calde.
Le darsene
La Marina di Porto Levante, con oltre cinquecento posti barca, piscina e ristorante, è il porto turistico da cui partono le barche per lo Scanno e il passo barca per Albarella; poco più a monte, lungo il fiume, la Marina Nuova ospita altre centocinquanta imbarcazioni. Dal porto si esce in mare per la pesca d’altura o si risale il Po di Levante verso l’entroterra.
4. La Via delle Valli
Porto Levante è il capolinea della Via delle Valli Sud, la strada sugli argini che da Ca’ Pisani corre per quasi dieci chilometri tra le lagune salmastre e le valli da pesca: Valle Moraro, Valle Bagliona, Valle Scanarello, con le idrovore, i casoni e la chiesetta del Polesinin. A Boccasette un ponte di barche attraversa il Po di Maistra. È uno dei percorsi più amati dai ciclisti del Delta e lo trovate, con mappa e traccia, nella pagina Percorsi.
5. Come arrivare
- In auto: statale 309 Romea, uscita Porto Viro (indicazioni Ca’ Cappello / Porto Levante), poi la provinciale fino al borgo. Da Venezia circa 50 chilometri, da Rovigo poco di più.
- In treno: stazioni di Rosolina (circa 13 km) e Loreo (circa 17 km), sulla linea Rovigo–Chioggia; da lì in bici o in taxi.
- In bici: dalla ciclovia del Delta e dalla Via delle Valli, oppure dal versante di Rosolina con il passo barca.
- In barca: dal mare, a circa venti miglia nautiche da Venezia, o dall’entroterra lungo l’idrovia del Canalbianco.
Fonti principali: Wikipedia (Taglio di Porto Viro, Porto Viro, Po di Levante), Water Museum of Venice, Regione Veneto – Veneto Around Me, Il Gazzettino (inaugurazione del Parco della Ghiacciaia, giugno 2023), Parco Regionale Veneto del Delta del Po. Se siete di Porto Levante e avete ricordi, foto o correzioni, scriveteci: questa pagina cresce con il paese.